Con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 è stato modificato il Titolo V, parte seconda, della Costituzione italiana. Tale modifica ha determinato una nuova
ripartizione di competenze tra lo Stato, le Regioni e gli enti locali.
Dall'11 giugno 2003 è in vigore la Legge 5 giugno 2003, n. 131, recante "Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3".
Ma nei primi mesi del 2003 era ancora in discussione in Parlamento il d.d.l. costituzionale recante "Modifiche dell'articolo 117
della Costituzione" (d.d.l. Bossi sulla devolution), che
avrebbe inciso direttamente sulla ripartizione delle competenze tra lo Stato e le Autonomie,
delineata con la legge costituzionale n. 3 del 2001, con la finalità di rafforzare il federalismo in alcune materie.
In tale contesto si inseriva inoltre il d.d.l. costituzionale di iniziativa
governativa, varato dal Consiglio dei Ministri nella seduta dell'11 aprile
2003, recante Nuove modifiche al Titolo V, parte seconda, della Costituzione, che
aveva l'obiettivo di modificare, riorganizzandola, la ripartizione di competenze operata con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, sul quale
si è svolto un serrato dibattito fra Governo e mondo delle autonomie.
Il 16
settembre 2003, tuttavia, il Consiglio dei Ministri ha deliberato un ulteriore disegno di legge costituzionale di riforma
della seconda parte della Costituzione, ivi incluse anche ulteriori
modifiche al titolo V della Costituzione che sostanzialmente superano le
precedenti iniziative governative sulla medesima materia.
Tale disegno di legge costituzionale, approvato dal parlamento in doppia lettura, è stato cancellato dall'esito del relativo Referendum popolare, dopo un forte dibattito cui ha partecipato anche il forum di clubdirigentipa.
Nel contempo le prime pronunce della Corte costituzionale successive all'entrata
in vigore della legge costituzionale n. 3/2001 ne delineano un'interpretazione
che può costituire un'utile traccia per le eventuali ulteriori iniziative di
riforma ovvero può renderle per questo aspetto superflue.
La materia del federalismo, quindi, è in continua evoluzione. Un articolato processo che vede la partecipazione attiva sia dei rappresentanti dello Stato, sia di quelli delle autonomie. Non semplici spettatori, quindi, ma attori protagonisti del nuovo assetto del Paese.
Un monitoraggio attento e tempestivo di quanto succede rappresenta un obiettivo primario, nella considerazione che il processo di trasformazione federale del Paese non interessa solo i rapporti fra le Amministrazioni e gli organi della
Repubblica, ma anche e soprattutto i dirigenti, i lavoratori in genere e tutta la società civile.