La legge delega n. 137 del 2002 ha dato origine ad una serie di striscianti ristrutturazioni organizzative che
praticamente quasi tutti i Ministeri hanno già varato in maniera autonoma, senza alcun collegamento con un quadro di riferimento organico ed omogeneo. Volendo prendere in esame soltanto gli schemi di decreti legislativi e/o di regolamenti esaminati dal Consiglio dei Ministri successivamente alla legge delega (cioè da luglio 2002)
e tenendo conto delle altre autonome e specifiche iniziative legislative
adottate in parallelo nella medesima materia, si rileva che:
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha avviato la propria riorganizzazione attraverso lo
schema di Decreto legislativo (testo completo di relazione), approvato dal CDM venerdì 19 settembre 2003, recante modifiche ed integrazioni al Decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, sull'ordinamento della presidenza del consiglio dei ministri, a norma dell'articolo 1 della legge 6 luglio 2002, n. 137. Le modifiche proposte riguardano soprattutto questioni particolari relative all'ordinamento dei dirigenti e del restante personale della Presidenza ed all'esternalizzazione dei servizi generali. Il relativo parere parlamentare è stato espresso il 19 novembre 2003.
Il testo definitivo è stato emanato con il decreto legislativo 5 dicembre 2003, n. 343;
peraltro, a delega ancora aperta, con l'art. 3, commi da 83 a 87, della legge
finanziaria 2004, è stato istituito, presso la Presidenza del Consiglio,
il Dipartimento nazionale per le politiche antidroga, con trasferimento delle
risorse finanziarie, strumentali ed umane connesse allo svolgimento delle
analoghe competenze già attribuite al Dipartimento per le politiche sociali e
previdenziali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
il Ministero dell'ambiente, con il decreto legislativo 6 dicembre 2002, n. 287, è stato riorganizzato in sei direzioni generali. Il medesimo decreto legislativo ha previsto, in via generale, maggiore flessibilità nella scelta per i singoli Ministeri fra l'organizzazione per Dipartimenti e quella per Direzioni generali, rendendo nel contempo solo eventuale in quest'ultimo caso l'istituzione anche del Segretariato generale; il successivo regolamento di organizzazione è stato emanato con DPR 17 giugno 2003, n.261;
il Ministero della difesa, dopo la scadenza della
delega, con l'articolo 8 del decreto legge
28 maggio 2004, n. 136, convertito con modificazioni dalla legge 186 del 2004, ha aumentato da 10 a 11 il numero massimo delle
direzioni generali in cui può essere articolato come strutture di primo livello,
fermo restando il segretariato generale; la riorganizzazione è stata poi attuata ed integrata con il decreto legislativo 6 ottobre 2005, n. 216;
il Ministero dell'istruzione ha mantenuto, nello schema del nuovo regolamento, pur rivendendone le funzioni, i 3 Dipartimenti (6 dicembre 2002). Su questo schema la Corte dei Conti ha ammesso al visto e alla registrazione il regolamento, con esclusione di alcuni articoli. Successivamente il Consiglio dei Ministri nella seduta dell'11 luglio 2003 ha esaminato la versione definitiva del regolamento di organizzazione che è stato emanato con il decreto del Presidente della Repubblica 11 agosto 2003, n. 319;
il Ministero della salute, con il suo nuovo regolamento, (DPR 28 marzo 2003, n.129), si è riorganizzato in 3 dipartimenti;
peraltro, a delega ancora aperta, con l'art. 48, del decreto legge n. 269 del
2003, convertito con modificazioni nella legge n.
326 del 2003, è stata istituita l'Agenzia italiana del farmaco, con
trasferimento delle risorse finanziarie, strumentali ed umane connesse allo
svolgimento delle analoghe competenze già attribuite alla Direzione generale dei
farmaci e dei dispositivi medici; il regolamento di organizzazione della nuova
agenzia è stato emanato con il Decreto del
Ministro della salute 20 settembre 2004, n. 245; con il
Decreto-legge 1° ottobre 2005, n. 202, convertito con modificazioni dalla legge 30 novembre 2005, n. 244 , nel disporre misure urgenti per la prevenzione dell'influenza aviaria, sono state introdotte ulteriori disposizioni per l'organizzazione del Ministero della salute; in particolare, l'art. 1, comma 5, istituisce il dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurrezza degli alimenti, articolato in tre uffici di livello dirigenziale generale, e l'art. 1, comma 5, aumenta di tre posti le dotazioni organiche dei dirigenti di prima fascia; il regolamento di
organizzazione del Ministero è stato conseguentemente modificato con il decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 2006, n. 189;
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con il decreto legislativo 12 giugno 2003, n. 152, è stato riorganizzato su non più di 16 direzioni generali, fermi restando i dipartimenti; sono stati istituiti inoltre dieci Servizi sovraregionali a livello dirigenziale generale, sottraendo conseguentemente gli uffici periferici del Ministero all'accorpamento nell'ambito degli Uffici territoriali del Governo. Il conseguente nuovo regolamento di organizzazione è stato sottoposto ad un primo esame del Consiglio dei Ministri il 3 ottobre 2003: per una sintesi del suo contenuto si rinvia all'unito articolo del Sole24ore. Si evidenzia che nel testo del nuovo regolamento è eliminato ogni riferimento all'Agenzia dei trasporti terrestri e delle infrastrutture;
il Ministero dell'economia e delle finanze aveva proposto uno schema di decreto legislativo (17 gennaio 2003) con il quale lasciava di fatto immutata la struttura dei dipartimenti e delle Agenzie, ma sottoponeva la gestione operativa di
queste ultime al controllo diretto da parte del Ministero. Nel dibattito parlamentare (il parere favorevole è del 14 maggio 2003) è emersa l'indicazione di trasformare in enti pubblici economici alcune agenzie fiscali. Il relativo provvedimento è stato emanato con il decreto legislativo 3 luglio 2003, n. 173, che in effetti trasforma l'Agenzia del demanio in ente pubblico non economico e contiene, fra l'altro, anche alcune disposizioni in merito al conferimento e al rinnovo di particolari incarichi dirigenziali e di consulenza presso il predetto Ministero, nonché alla qualificazione degli Uffici Centrali del Bilancio come Uffici dirigenziali generali;
il Ministero delle comunicazioni, nello schema di decreto legislativo inviato all'esame parlamentare dopo la prima approvazione nel Consiglio dei Ministri del 7 novembre 2003, prevede un'articolazione della sua struttura centrale in cinque direzioni generali coordinate da un segretariato generale. La soluzione individuata relativamente alla confluenza degli uffici periferici del Ministero negli U.T.G. è
già in tale sede indicata come provvisoria.
Il relativo parere parlamentare è stato espresso
l'11 dicembre 2003; il testo definitivo è stato approvato dal Consiglio dei
Ministri del 19 dicembre 2003 ed emanato con decreto
legislativo 30 dicembre 2003, n. 366: nello stesso risulta confermata
l'organizzazione per direzioni generali (disciplinate anche in aspetti
organizzativi per il futuro rimessi a norma regolamentare) e l'esclusione dalla
confluenza negli UTG per gli uffici periferici del ministero. Il conseguente
nuovo regolamento di organizzazione è stato emanato con il decreto del Presidente della Repubblica 22
giugno 2004, n. 176; con il
decreto del Presidente della Repubblica 9 novembre 2005, n. 243è stato successivamente emanato il Regolamento recante la disciplina ordinamentale del Consiglio superiore delle comunicazioni;
il Ministero dell'interno, con il decreto legislativo 30 ottobre 2003, n. 317), ha aumentato da 4 a 5 il numero dei dipartimenti, per consentire l'istituzione di un dipartimento per la gestione del personale civile e delle risorse umane e finanziarie; il relativo regolamento di organizzazione è stato emanato con il
decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 2006, n. 154. Con lo schema di decreto legislativo
deliberato dal Consiglio dei Ministri nel dicembre 2003 si è inoltre proposta la
modifica della disciplina delle Prefetture-Uffici territoriali del Governo,
superando di fatto l'idea di un accorpamento degli uffici periferici delle
amministrazioni centrali. La commissione parlamentare bicamerale ha espresso in
merito il proprio parere il 14
gennaio 2004. Il testo definitivo del decreto legislativo sugli UTG è stato
approvato dal Consiglio dei Ministri del 16 gennaio 2004 ed emanato con decreto
legislativo 21 gennaio 2004, n. 29;
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha proposto in uno schema di decreto legislativo (14.2.2003) limitati aggiustamenti della sua struttura organizzativa, come risultante dopo lo scorporo della sanità, prevedendo come strutture di primo livello le Direzioni generali e non più i dipartimenti e preannunciando - con l'occasione - alle organizzazioni sindacali il successivo scorporo dei propri uffici periferici dagli Uffici territoriali del Governo. Il conseguente decreto legislativo 11 agosto 2003, n. 241, che riguarda solo l'individuazione delle direzioni generali come strutture di primo livello al posto dei dipartimenti, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 30 agosto 2003;
peraltro, a delega ancora aperta, con l'art. 3, commi da 83 a 87, della legge
finanziaria 2004, le risorse finanziarie, strumentali ed umane connesse
allo svolgimento delle competenze per le politiche antidroga già attribuite al
Dipartimento per le politiche sociali e previdenziali sono state trasferite alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il conseguente nuovo regolamento di
organizzazione del Ministero è stato adottato in via definitiva dal Consiglio
dei Ministri del 16 luglio 2004 ed emanato con il decreto del Presidente della Repubblica 29
luglio 2004, n. 244;
Per la riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali si rinvia all'unito comunicato
stampa ed agli uniti articoli (il Messaggero, l'Unità, la Repubblica, il Sole24ore), relativi allo schema di decreto legislativo deliberato dal Consiglio dei Ministri del 19 settembre 2003, con cui si prevede la riorganizzazione del Ministero in tre dipartimenti (abolendo il Segretariato generale) e l'istituzione delle nuove figure dei Soprintendenti regionali; il parere parlamentare in merito è stato espresso il 26 novembre 2003;
il testo definitivo è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 23 dicembre
2003 ed emanato con decreto
legislativo 8 gennaio 2004, n. 3. Il conseguente nuovo
regolamento di organizzazione è stato emanato con il decreto del Presidente della Repubblica 10
giugno 2004, n. 173;
Per il riordino del Ministero delle attività produttive si rinvia, invece,
agli uniti documenti sindacali, corredati dal testo delle proposte che
l'amministrazione aveva in precedenza comunicato ai sindacati stessi; tali proposte prevedono, fra l'altro, l'abolizione dei dipartimenti ed il ritorno alle Direzioni generali come strutture di primo livello. Il relativo schema di decreto legislativo è stato inviato all'esame parlamentare dopo la prima approvazione nel Consiglio dei Ministri del 7 novembre 2003. Su tale provvedimento, le OO.SS. hanno inviato alle competenti commissioni parlamentari un documento unitario contenente osservazioni e proposte di modifica.
La commissione parlamentare bicamerale ha espresso il proprio parere il 14 gennaio 2004. Il testo
definitivo è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 16 gennaio 2004 ed
emanato con decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 34; è ora in corso il procedimento per
l'emanazione del conseguente nuovo regolamento di organizzazione (si veda in
proposito l'unito documento sindacale di
osservazioni);
Il Ministero delle politiche agricole e forestali,
dopo alcuni interventi legislativi che hanno in vario modo inciso sull'assetto
delle proprie competenze (e, da ultimo,
il decreto
legislativo 29 marzo 2004, n. 99, recante disposizioni in materia di
soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa
in agricoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettere d), f), g), l),
ed ee), della legge
7 marzo 2003, n.
38), ha provveduto all'emanazione di un nuovo regolamento di
organizzazione con il decreto del Presidente della Repubblica 23
marzo 2005, n. 79. Successivamente, con l'articolo 2 del Decreto-legge 9 settembre 2005, n. 182, convertito con modificazioni con la legge 11 novembre 2005, n. 231, ha provveduto, fra l'altro, a riorganizzare l'Ispettorato centrale repressione frodi con conseguente aumento delle dotazioni organiche dirigenziali di prima fascia;