Dalla legge Cavour del 1853 praticamente fino ai recenti anni '90 l'assetto
organizzativo delle amministrazioni centrali dello Stato ha subito certamente
mutamenti rilevanti, ma quasi mai riconducibili ad un organico disegno
riformatore, benché caratterizzati da una tendenza pressoché costante alla
crescita degli apparati e degli organi in parallelo all'ampliarsi ed estendersi
delle funzioni statali e della domanda di servizi pubblici.
Nell'ultimo decennio del secolo appena trascorso, sotto la spinta congiunta
delle esigenze di finanza pubblica e della maggiore consapevolezza della
necessità di una maggiore efficienza, semplicità e trasparenza
dell'organizzazione e dell'azione amministrativa, è iniziato un processo di
riordino delle amministrazioni centrali caratterizzato dalla riduzione del
numero dei Ministeri e da un complesso tentativo di razionalizzazione della loro
organizzazione mediante eliminazione di duplicazioni, accorpamenti, e
introduzione di maggiore flessibilità organizzativa.
Fra il 1992 ed il 1993 sono stati soppressi il Ministero delle partecipazioni
statali, il Ministero del turismo, il Dipartimento per gli interventi
straordinari nel Mezzogiorno. Con l'articolo 1 della legge n. 537 del 1993 sono
stati soppressi il Ministero dei trasporti e quello della marina mercantile ed è
stato istituito il Ministero dei trasporti e della navigazione. La stessa
disposizione, peraltro, prevedeva una più ampia delega per il riordino dei
ministeri, che non ha però trovato concreta attuazione, ed il riordino dei
comitati interministeriali che ha invece trovato attuazione con una
significativa riduzione del loro numero.
L'ultimo intervento isolato in tale materia è costituito dall'unificazione dei
Ministeri del tesoro e del bilancio e della programmazione economica disposta
dalla legge n. 94 del 1997. Ma in questo caso, pur attuato con un provvedimento
separato, siamo in realtà già nel quadro del primo organico intervento di
riforma dell'apparato centrale dello Stato realizzato dopo l'unità d'Italia.
La pressoché contemporanea legge delega n. 59 del 1997 prevede infatti una
riorganizzazione radicale dell'amministrazione centrale dello Stato che viene
attuata in particolare con i decreti legislativi n. 300 e n. 303 del 1999 e con i regolamenti di organizzazione dei nuovi Ministeri e delle relative Agenzie
adottati prevalentemente fra la fine del 2000 ed i primi mesi del 2001, nonchè con i regolamenti di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione dei ministri.
La riforma, destinata ad entrare in vigore all'inizio della nuova legislatura,
riduce a 12 il numero dei Ministeri, riconduce la Presidenza ad una struttura
snella preordinata alle sue funzioni proprie di coordinamento e di indirizzo
politico e prevede la nascita di 12 Agenzie cui sono trasferite numerose
funzioni tecnico-operative già esercitate dai Ministeri e dalla stessa
Presidenza. Inoltre, in parallelo al conferimento di funzioni alle regioni ed
agli enti locali e funzionali disposto con il decreto legislativo n. 112 del
1998, si procede al riordino dell'amministrazione statale periferica, in
particolare con l'istituzione degli Uffici territoriali del Governo e con la
riorganizzazione dell'amministrazione periferica nel settore dell'istruzione.
Il cambiamento di maggioranza politica e di governo intervenuto a metà del 2001
fa tuttavia sì che tale riforma sia modificata ancora prima di divenire
operativa. Con il decreto-legge n. 217 del 2001, convertito con modificazioni
nella legge n. 317 del medesimo anno, i Ministeri passano da 12 a 14 a seguito
del ripristino del Ministero delle Comunicazioni e del Ministero della salute,
rispettivamente scorporati dal Ministero delle attività produttive e da quello
del lavoro, della salute e delle politiche sociali.
Il Governo Berlusconi, dopo questo primo intervento urgente, avvia una più complessiva riflessione sulla riforma delle amministrazioni centrali che porta
all'approvazione parlamentare di una nuova delega legislativa in tale materia
con la legge n. 137 del 2002.
Tale delega, rinnovata per un altro anno dall'articolo 2 comma 1 della legge n. 186 del 2004 , non ha tuttavia trovando attuazione con un unico nuovo
decreto legislativo che ridefinisca in un contesto unitario l'assetto dei vari
Ministeri, così come era stato con il decreto legislativo 300, bensì con una
serie di nuovi provvedimenti di riorganizzazione dei singoli Ministeri,
contestualmente ad una serie non coordinata di singoli interventi legislativi
nella medesima materia.
Anche il Governo Prodi, peraltro, ha avviato il suo mandato e la nuova legislatura con un intervento legislativo urgente sull'organizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri: il decreto-legge n. 181 del 2006 convertito con modificazioni dalla legge n. 233 del 2006, che ha ulteriormente aumentato il numero dei Ministeri, (si veda il nostro primo commento), seguito da ulteriori interventi, fra cui, il decreto legge n. 262 del 2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 286 del 2006 (anche in questo caso si veda il nostro primo commento), e l'articolo 1, comma 405 e seguenti, della legge finanziaria 2007, che prevede l'emanazione di nuovi regolamenti di organizzazione per tutti i Ministeri.
E' su queste tematiche che questa sezione del sito intende fornire materiali e
documenti informativi che consentano di valutare l'evoluzione e l'adeguatezza di
tale nuovo processo di riforma e di confrontare le diverse opinioni in merito , come riportate anche dalla
stampa.