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Percorso corrente: Home/riforma_delle_amministrazioni/riorganizzazione_delle_amministrazioni_centrali.asp  (ultima modifica: 03/06/2003)
RIORGANIZZAZIONE DELLE AMMINISTRAZIONI CENTRALI
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Dalla legge Cavour del 1853 praticamente fino ai recenti anni '90 l'assetto organizzativo delle amministrazioni centrali dello Stato ha subito certamente mutamenti rilevanti, ma quasi mai riconducibili ad un organico disegno riformatore, benché caratterizzati da una tendenza pressoché costante alla crescita degli apparati e degli organi in parallelo all'ampliarsi ed estendersi delle funzioni statali e della domanda di servizi pubblici.

Nell'ultimo decennio del secolo appena trascorso, sotto la spinta congiunta delle esigenze di finanza pubblica e della maggiore consapevolezza della necessità di una maggiore efficienza, semplicità e trasparenza dell'organizzazione e dell'azione amministrativa, è iniziato un processo di riordino delle amministrazioni centrali caratterizzato dalla riduzione del numero dei Ministeri e da un complesso tentativo di razionalizzazione della loro organizzazione mediante eliminazione di duplicazioni, accorpamenti, e introduzione di maggiore flessibilità organizzativa.

Fra il 1992 ed il 1993 sono stati soppressi il Ministero delle partecipazioni statali, il Ministero del turismo, il Dipartimento per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno. Con l'articolo 1 della legge n. 537 del 1993 sono stati soppressi il Ministero dei trasporti e quello della marina mercantile ed è stato istituito il Ministero dei trasporti e della navigazione. La stessa disposizione, peraltro, prevedeva una più ampia delega per il riordino dei ministeri, che non ha però trovato concreta attuazione, ed il riordino dei comitati interministeriali che ha invece trovato attuazione con una significativa riduzione del loro numero.

L'ultimo intervento isolato in tale materia è costituito dall'unificazione dei Ministeri del tesoro e del bilancio e della programmazione economica disposta dalla legge n. 94 del 1997. Ma in questo caso, pur attuato con un provvedimento separato, siamo in realtà già nel quadro del primo organico intervento di riforma dell'apparato centrale dello Stato realizzato dopo l'unità d'Italia.
La pressoché contemporanea legge delega n. 59 del 1997 prevede infatti una riorganizzazione radicale dell'amministrazione centrale dello Stato che viene attuata in particolare con i decreti legislativi n. 300 e n. 303 del 1999 e con i regolamenti di organizzazione dei nuovi Ministeri e delle relative Agenzie adottati prevalentemente fra la fine del 2000 ed i primi mesi del 2001, nonchè con i regolamenti di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione dei ministri.

La riforma, destinata ad entrare in vigore all'inizio della nuova legislatura, riduce a 12 il numero dei Ministeri, riconduce la Presidenza ad una struttura snella preordinata alle sue funzioni proprie di coordinamento e di indirizzo politico e prevede la nascita di 12 Agenzie cui sono trasferite numerose funzioni tecnico-operative già esercitate dai Ministeri e dalla stessa Presidenza. Inoltre, in parallelo al conferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali e funzionali disposto con il decreto legislativo n. 112 del 1998, si procede al riordino dell'amministrazione statale periferica, in particolare con l'istituzione degli Uffici territoriali del Governo e con la riorganizzazione dell'amministrazione periferica nel settore dell'istruzione.

Il cambiamento di maggioranza politica e di governo intervenuto a metà del 2001 fa tuttavia sì che tale riforma sia modificata ancora prima di divenire operativa. Con il decreto-legge n. 217 del 2001, convertito con modificazioni nella legge n. 317 del medesimo anno, i Ministeri passano da 12 a 14 a seguito del ripristino del Ministero delle Comunicazioni e del Ministero della salute, rispettivamente scorporati dal Ministero delle attività produttive e da quello del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

Il Governo Berlusconi, dopo questo primo intervento urgente, avvia una più complessiva riflessione sulla riforma delle amministrazioni centrali che porta all'approvazione parlamentare di una nuova delega legislativa in tale materia con la legge n. 137 del 2002. Tale delega, rinnovata per un altro anno dall'articolo 2 comma 1 della legge n. 186 del 2004 , non ha tuttavia trovando attuazione con un unico nuovo decreto legislativo che ridefinisca in un contesto unitario l'assetto dei vari Ministeri, così come era stato con il decreto legislativo 300, bensì con una serie di nuovi provvedimenti di riorganizzazione dei singoli Ministeri, contestualmente ad una serie non coordinata di singoli interventi legislativi nella medesima materia.

Anche il Governo Prodi, peraltro, ha avviato il suo mandato e la nuova legislatura con un intervento legislativo urgente sull'organizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri: il decreto-legge n. 181 del 2006 convertito con modificazioni dalla legge n. 233 del 2006, che ha ulteriormente aumentato il numero dei Ministeri, (si veda il nostro primo commento), seguito da ulteriori interventi, fra cui, il decreto legge n. 262 del 2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 286 del 2006 (anche in questo caso si veda il nostro primo commento), e l'articolo 1, comma 405 e seguenti, della legge finanziaria 2007, che prevede l'emanazione di nuovi regolamenti di organizzazione per tutti i Ministeri.

E' su queste tematiche che questa sezione del sito intende fornire materiali e documenti informativi che consentano di valutare l'evoluzione e l'adeguatezza di tale nuovo processo di riforma e di confrontare le diverse opinioni in merito , come riportate anche dalla stampa.
 





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